I chiarimenti del Fisco sul credito d'imposta formazione 4.0

 

Bonus formazione 4.0Rispondendo ad un interpello, l'Agenzia delle Entrate fa chiarezza sul bonus formazione 4.0, che la Manovra 2021 ha prorogato fino al 2022 per le imprese che investono nel consolidamento delle competenze digitali del personale.

Gli incentivi del Piano Transizione 4.0

Introdotto dalla legge di Bilancio 2018, il credito d’imposta per la formazione 4.0 è una delle misure previste dal Piano Transizione 4.0, che può contare su un budget di 24 miliardi di euro, grazie anche ai fondi stanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e dal Fondo complementare.

Come funziona il credito d'imposta per formazione 4.0

Beneficiari e aliquote del bonus formazione 4.0

Il credito d'imposta per la formazione 4.0 è rivolto a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano, dal regime contabile adottato e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

Con la legge di Bilancio 2020, è stato eliminato il precedente obbligo di pattuire le attività di formazione attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali.

Formazione 4.0

A partire dalla legge di Bilancio 2019, il credito d'imposta è attribuito nella misura del: 

  • 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300mila euro per le micro e piccole imprese
  • 40% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250mila euro per le medie imprese
  • 30% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250mila euro le grandi imprese.

La misura del credito d’imposta è aumentata per tutte le imprese, fermo restando i limiti massimi annuali, al 60% nel caso in cui i destinatari della formazione ammissibile rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati, come definite dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 17 ottobre 2017.

Credito d'imposta

Piano Transizione 4.0: le novità per il biennio 2021-2022 

Torna all'indice 

Attività formative ammissibili

Sono ammissibili al credito d'imposta solo le attività formative svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano Transizione 4.0 (ex Impresa 4.0), quali big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, Internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.

Un allegato alla legge di bilancio 2018 individua nel dettaglio gli ambiti in cui si potranno svolgere le attività formative 4.0 ammesse al credito d'imposta. Si tratta di oltre cento ambiti, raggruppati in tre categorie: vendita e marketing, informatica e tecniche tecnologie di produzione.

Sono escluse le attività di formazione ordinaria o periodica che l’impresa organizza per conformarsi alla normativa vigente in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, di protezione dell’ambiente e ad ogni altra normativa obbligatoria in materia di formazione.

Le attività di formazione devono essere rivolte al personale dipendente, ossia al personale titolare di un rapporto di lavoro subordinato anche a tempo determinato, personale con contratto di apprendistato; sono esclusi altri collaboratori con contratti lavorativi diversi.

La Manovra 2021, oltre a prorogare il bonus formazione 4.0 fino al 2022, ha ampliato le spese ammissibili, tra cui rientrano anche quelle relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione.

Spese

Torna all'indice 

Come richiedere il bonus formazione 4.0

Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese e in quelle relative ai periodi d’imposta successivi fino a quando se ne conclude l’utilizzo.

Il credito è utilizzabile, esclusivamente in compensazione, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, utilizzando il codice tributo 6897.

Ai fini dell’ammissibilità al credito d’imposta, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili deve risultare da un'apposita certificazione – da allegare al bilancio – rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti. Le imprese non soggette a revisione legale dei conti devono comunque avvalersi delle prestazioni di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti. Sono escluse dall’obbligo di certificazione le imprese con bilancio revisionato.

È ammissibile, a incremento diretto del credito d’imposta entro il limite di 5mila euro, la spesa sostenuta per adempiere l’obbligo di certificazione contabile da parte delle imprese non soggette ex lege a revisione legale dei conti.

Le imprese beneficiarie del bonus devono poi redigere e conservare:

  • una relazione che illustri le modalità organizzative e i contenuti delle attività di formazione svolte;
  • l’ulteriore documentazione contabile e amministrativa idonea a dimostrare la corretta applicazione del beneficio, anche in funzione del rispetto dei limiti e delle condizioni posti dalla disciplina comunitaria in materia;
  • i registri nominativi di svolgimento delle attività formative sottoscritti dal personale discente e docente o dal soggetto formatore esterno all’impresa.

Inoltre, le aziende che intendono fruire dell’agevolazione sono tenute ad effettuare una comunicazione al Ministero dello sviluppo economico, richiesta al solo fine di acquisire le informazioni necessarie per valutare l’andamento, la diffusione e l’efficacia delle misure agevolative, come chiarito dal MISE stesso con avviso del 29 dicembre 2020. In tal senso, è previsto che l’invio della comunicazione avvenga da parte delle imprese su base volontaria e in ottica collaborativa; il diritto all’applicazione delle discipline agevolative e l’utilizzo in compensazione dei relativi crediti non sono in alcun modo subordinati al suddetto invio.

Il MISE sta predisponendo l’apposito decreto direttoriale con le indicazioni per effettuare la comunicazione, che le imprese dovrebbero poter presentare nel corso del 2021. 

Comunicazioni

Torna all'indice

Chiarimenti del Fisco

Con la risposta  n. 343 del 13 maggio 2021, l'Agenzia delle Entrate ha ricordato che, sia per il periodo d'imposta 2018 che per il 2019, il corretto adempimento del deposito telematico presso l’ispettorato del lavoro del contratto collettivo è una condizione di ammissibilità al beneficio.

Questa condizione è venuta meno con le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2020, che ha eliminato l'obbligo di stipula e deposito dei contratti collettivi aziendali o territoriali presso l'Ispettorato del lavoro competente; questa modifica, tuttavia, si applica a decorrere dal periodo d’imposta 2020.

Torna all'indice

Grafiche a cura di Confindustria

Per leggere il contenuto prego
o

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.