PA - Italia al 61esimo posto per corruzione

 

CorruzionePresentato a Roma il nuovo indice di percezione della corruzione nel settore pubblico di Transparency International

Il nuovo rapporto, che passa al setaccio 169 paesi, è stato lanciato nel nostro paese con un evento alla presenza di Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) e di Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere. Transparency International (TI) ricorda che nessun paese è scevro da questa piaga e che circa 6 miliardi di persone sono costrette a interfacciarsi quotidianamente con un livello elevato di corruzione.

A guidare la classifica dei virtuosi, come sempre, sono tre paesi del nord Europa, Danimarca, Finlandia e Svezia, seguiti a poca distanza dalla Nuova Zelanda. Tuttavia, ricorda TI, quest'anno anche la Danimarca è stata colpita da un grave caso di corruzione, che ha portato all'arresto di 13 funzionari pubblici per tangenti.

Il Bel Paese si piazza alla 61esima posizione, dopo l'Oman e prima di Lesotho, Montenegro, Senegal e Sud Africa. A livello mondiale la maglia nera va invece all'Afghanistan, alla Corea del Nord e alla Somalia.

Il continente europeo, commenta TI, sta vivendo un periodo di stagnazione. La situazione, poi, desta particolare preoccupazione in Ungheria, Macedonia, Spagna e Turchia. L'Italia e la Bulgaria sono i paesi europei in cui la percezione della corruzione è maggiore. Le leggi anti-corruzione ci sono un po' ovunque, ma ciò che TI propone è un inasprimento delle sanzioni.

Confrontando la classifica attuale con quella del 2014, i paesi che hanno dimostrato il più evidente "colpo di reni" sono stati Austria, Repubblica Ceca, Giordania e Kuwait. Un peggioramento, invece, ha caratterizzato Guatemala e Lesotho.

La metodologia dell'indice di Transparency International

Il Corruption Perceptions Index (CPI) è stato pubblicato per la prima volta nel 1995 come indicatore composito, utilizzato per misurare la percezione della corruzione nel settore pubblico in diversi paesi di tutto il mondo. Nel corso degli ultimi 20 anni, sia le fonti utilizzate per compilare l'indice che la metodologia sono state rinnovate e affinate. Il più recente processo di revisione si è svolto nel 2012, con l’apporto di alcune importanti modifiche metodologiche che permettono, attraverso la selezioni di specifiche fonti di dati, di poter confrontare i punteggi nel corso degli anni, cosa che non era possibile fare prima di allora.

Il CPI aggrega i dati da una serie di fonti che forniscono la percezione di uomini d'affari e di esperti nazionali sul livello di corruzione nel settore pubblico, ma non quella della popolazione. Se si prende in considerazione la percezione dei cittadini (non valutata dal CPI), vediamo che per l'Italia essa è addirittura peggiore di quella riportata dal CPI.

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