Sitris: il software anticontraffazione

 

Trade mark - photo by Wiki-vrSi chiama Sitris ed è un software progettato per combattere la contraffazione. Frutto di lunghe ricerche realizzate dall’Istituto di analisi dei sistemi “Antonio Ruberti” in collaborazione con il CNR e il Worldwide Trade and Consumer Protection Foundation, il sistema Sitris offre la possibilità di monitorare in modo sistematico la catena produttiva e distributiva senza affrontare costi onerosi. Ovvero di contrastare l’industria del falso, che cresce alle spese di aziende di ogni tipo e dimensione.

Agroalimentare, giocattoli, abbigliamento, beni di lusso, medicinali. Questi, solo per citarne alcuni, i settori più colpiti da l’industria del falso. Il fenomeno della contraffazione, un giro d’affari che vale più di 600 miliardi di dollari secondo le stime della camera di commercio internazionale, apporta danni notevoli non solo ai consumatori, ma anche alle imprese, che perdono in competitività e innovazione.

Per contrastarlo, la Wtcp ha sostenuto lo sviluppo del software Sitris, che a breve sarà messo a disposizione di autorità, governi e cittadini.

Presentata oggi nel corso della conferenza “Terzo millennio: globalizzazione e protezione del cittadino-consumatore” organizzata da Wtcp, la piattaforma permetterà di identificare un qualsiasi prodotto attraverso un codice unico. Le informazioni entreranno quindi a far parte di una banca dati mondiale, disponibile online e aperta a tutti, che darà al cittadino e alle imprese una serie di garanzie fondamentali: la tracciabilità del prodotto e la certificazione del movimento degli oggetti lungo la catena di distribuzione.

L’utilizzo della piattaforma può rivelarsi fondamentale anche per gli stati, che potendo monitorare online i prodotti eviteranno controlli sul territorio, per loro stessa natura onerosi e di impatto limitato.

“Il software può dare un contributo importante alla lotta alla contraffazione”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani. Una lotta ingaggiata da tempo a livello comunitario per contrastare un fenomeno che oltre alle imprese, “danneggia il mercato del lavoro, la salute dei consumatori e l’innovazione”.

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