PAC post 2013: il greening non piace agli agricoltori

Rural Landscape - Foto di GarySpirenTra le proposte della Commissione per la Politica Agricola Comune (PAC) 2014-2020 vi è anche quella di ampliare la quantità di spazi verdi, cioè non destinati alla produzione agricola ma preservati come terreni boschivi e habitat per specie animali. Una posizione fortemente contestata dalle organizzazioni agricole, secondo cui si andrebbe a creare più burocrazia, ma soprattutto ad aggravare, con la riduzione dei terreni coltivabili, la tendenza all'aumento dei prezzi alimentari.

Le organizzazioni agricole si sono confrontate con gli eurodeputati e con il commissario all'Agricoltura, Dacian Ciolos, in occasione di un incontro organizzato dalla presidenza polacca del Consiglio UE il 23 novembre scorso.

La proposta di Bruxelles per la prossima programmazione prevede che i beneficiari di contributi comunitari per l'agricoltura e lo sviluppo rurale destinino il 7 per cento dei loro terreni al mantenimento di spazi verdi permanenti. Una quota che invece gli agricoltori vorrebbero sfruttare per soddisfare la crescente richiesta di approvvigionamento alimentare, ma anche per la produzione di biocombustibili.

Secondo il presidente del Consiglio europeo dei giovani agricoltori (Ceja), Jose Baecke, le richieste della Commissione sarebbero contro-producenti e inadeguate rispetto alla domanda globale di cibo. Piuttosto, la sua aspettativa è che la PAC sostenga l'efficienza produttiva, attraverso una migliore gestione delle risorse, lo stimolo all'innovazione e risposte concrete al problema dell'abbandono delle terre da parte delle generazioni più giovani.

Dello stesso avviso Gerd Sonnleitner, presidente del Comitato delle organizzazioni professionali agricole (COPA), che non trova ragionevole sottrarre queste terre all'agricoltura quando il G20 chiede più produzione e in generale si sta cercando di incentivare la crescita.

Secondo alcuni gruppi di agricoltori si potrebbe garantire il supporto agli obiettivi ambientali attraverso il secondo pilastro della PAC, che promuove lo sviluppo rurale e la conservazione degli habitat naturali, piuttosto che rinunciare alla coltivazione di parte delle terre, oppure prevedere tale rinuncia solo su base volontaria.

Le critiche al progetto di riforma non ruotano, però, soltanto attorno agli spazi da mettere a riposo: gli Stati di più recente ingresso nell'UE giudicano insufficiente lo sforzo della Commissione per equiparare i livelli di aiuto concessi ai diversi Paesi membri. L'europarlamentare lettone Sandra Kalniete, ad esempio, ha osservato che nel suo Paese i contadini riceveranno pagamenti diretti pari ad appena il 54% della media UE.

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Legal proposals for the CAP after 2013

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