Plenaria approva decisione su risorse proprie. Avanti verso Recovery fund

Plenaria Parlamento europeo - Photographer: Melanie Wenger © European Union 2019 - Source: EPVia libera della plenaria del Parlamento europeo alla relazione sul progetto di decisione sul sistema delle risorse proprie dell'Unione europea. Un tassello chiave per consentire alla Commissione di raccogliere sui mercati le risorse necessarie a finanziare il Recovery fund, ma anche per l'introduzione di nuove entrate a favore del bilancio UE.

Cosa prevede l'accordo su Recovery fund e bilancio UE

La decisione innalza il massimale delle risorse proprie, aumentando il margine di manovra fiscale dell'Unione e fornendo alla Commissione la base giuridica per contrarre prestiti sui mercati dei capitali per finanziare il pacchetto per la ripresa Next Generation EU. Allo stesso tempo, il testo approvato dalla plenaria del Parlamento europeo, con 455 voti favorevoli, 146 contrari e 88 astensioni, recepisce gli impegni per la modernizzazione delle attuali risorse proprie e per alimentare con nuove entrate il Quadro finanziario pluriennale (QFP).

"Il Parlamento europeo ha lavorato durante l'estate, e ha lavorato rapidamente e bene, perché noi vogliamo il Recovery fund e i suoi 750 miliardi di euro servono urgentemente", ha dichiarato il co-relatore José Manuel Fernandes, in conferenza stampa insieme alla co-relatrice Valérie Hayer, ricordando che "per 32 anni l'UE non ha avuto nuove risorse proprie".

"Il Parlamento europeo ha fatto la sua parte, la palla è ora nel campo dei Parlamenti nazionali", ha aggiunto l'eurodeputata S&D. L'aspettativa del PE è infatti che il Consiglio approvi all'unanimità la decisione sulle risorse proprie già questa settimana per avviare subito il processo di ratifica da parte dei singoli Stati membri.

L'obiettivo del PE, però, è anche ottenere almeno altre due risorse proprie già dal 2021 e una roadmap che vincoli le istituzioni a prevederne di nuove negli anni a venire. Risorse che servirebbero a ripagare il debito contratto dall'UE per il Recovery fund, evitando che a portarne il peso siano proprio quelle prossime generazioni di europee al cui futuro il piano sarebbe dedicato.

"Faremo in modo che il debito venga ripagato da giganti della tecnologia, evasori fiscali, grandi inquinatori stranieri e altri che beneficiano del nostro mercato unico ma non contribuiscono in modo equo alla nostra prosperità e alla protezione del nostro pianeta", ha dichiarato Hayer.

Cosa prevede la decisione sulle risorse proprie e perché riguarda il Recovery fund

Il progetto di decisione sulle risorse proprie interviene in cinque ambiti.

Il primo è la modernizzazione delle risorse proprie già in vigore:

  • i dazi, che restano inalterati come entrata tradizionale dell'UE ma che peserebbero di più grazie alla riduzione del 10% della percentuale che gli Stati membri attualmente trattengono come spese di riscossione;
  • la risorsa propria basata sull’imposta sul valore aggiunto, che viene semplificata;
  • la risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo, che viene confermata con la funzione di risorsa riequilibrante.

In secondo luogo, il testo introduce una serie di nuove risorse proprie che erano state proposte dalla Commissione europea, insieme al QFP 2021-27, nel 2018, in particolare:

  • un contributo nazionale calcolato sulla quantità dei rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati;
  • una quota proveniente dal rilancio della base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società, di cui però non è ancora stata adottata la relativa legislazione;
  • una quota dei proventi delle aste del sistema europeo di scambio delle quote di emissioni ETS.

La decisione stabilisce inoltre il principio in base al quale i futuri proventi derivanti direttamente dalle politiche dell’Unione europea debbano confluire nel bilancio UE e prevede l'impegno ad eliminare progressivamente le correzioni, cioè gli sconti sui contributi al QFP a favore di Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia, basati sul rebate britannico, che il Consiglio europeo di luglio ha confermato per ottenere il via libera dei paesi frugali al Recovery fund.

Infine, il testo aumenta il massimale delle risorse proprie, cioè l'importo massimo dei fondi che l'Unione può richiedere agli Stati membri per finanziare le proprie spese, espresso in percentuale del reddito nazionale lordo dell'UE. La differenza tra questo massimale e la spesa effettiva definisce il margine di manovra di bilancio (headroom) che è necessario per sostenere passività addizionali e come garanzia per le attività di assunzione e di erogazione di prestiti dell'Unione.

L'incremento temporaneo sarebbe pari allo 0,6% del reddito nazionale loro dell'Unione e si aggiungerebbe all'aumento permanente del massimale delle risorse proprie pari all'1,4% del RNL dell'UE già proposto alla luce delle incertezze economiche e della Brexit.

Il risultato sarebbe un innalzamento temporaneo del massimale al 2% che permetterebbe alla Commissione, forte del suo elevato rating creditizio, di contrarre sui mercati finanziari prestiti per 750 miliardi di euro per finanziare il pacchetto per la ripresa Next generation EU.

Per approfondire: Come si finanziano il Recovery Fund e Bilancio UE 2021-27

Le richieste del Parlamento europeo sulle risorse proprie

Dal momento che i costi connessi al rimborso del capitale e al pagamento dei relativi interessi devono essere rifinanziati dal bilancio dell'Unione, il PE preme per l'introduzione di nuove entrate, per evitare che l'Unione sia costretta a ridurre la spesa per i programmi di investimento nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale (QFP) oppure ad aumentare fortemente i contributi nazionali al budget UE. Che si sacrifichino le dotazioni dei programmi di finanziamento che perseguono le politiche e le ambizioni europee o che si distolgano maggiori risorse dai bilanci nazionali a favore del bilancio comune, infatti, a pagare le conseguenze dei prestiti contratti oggi saranno comunque gli europei che dovranno rinunciare a quelle risorse domani.

Secondo il PE, allora, l'introduzione di un paniere di nuove risorse proprie dovrebbe garantire un adeguato livello di finanziamento della spesa dell'Unione nel QFP, riducendo la pressione sugli Stati membri e depotenziando la logica del "giusto ritorno", secondo cui ciascun Paese UE punta ad ottenere quanto versato al bilancio europeo.

L'ambizione del Parlamento sarebbe quella di disporre delle nuove risorse proprie, allineate agli obiettivi delle politiche dell'Unione e in particolare al Green New Deal europeo, a partire dal 2021.

In più, oltre al contributo nazionale calcolato sulla base dei rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati, all'impegno per la nuova risorsa propria basata sulla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società e agli introiti a livello nazionale provenienti dal sistema ETS, il PE sollecita la Commissione a presentare proposte legislative che creino le basi giuridiche per nuove risorse proprie basate su un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, per un'imposta sui servizi digitali, la digital tax, e per un'imposta sulle transazioni finanziarie.

Queste risorse proprie addizionali necessarie dovrebbero essere introdotte al più tardi entro il 2028, dato che il rimborso del debito contratto dall'UE sarà spalmato nei futuri bilanci europei da quell'anno al 2058. L'accordo su un calendario giuridicamente vincolante dovrebbe inoltre garantire che la relativa legislazione venga adottata e diventi operativa in tempo utile.

Laddove gli importi generati dalle nuove risorse proprie eccedessero quanto necessario per coprire gli obblighi di rimborso in un determinato anno, chiedono gli eurodeputati, questi dovrebbero rimanere nel bilancio dell'Unione come entrate generali.

La palla passa agli Stati membri

Incassato il via libera del PE, la decisione sulle risorse proprie dovrà ora essere adottata formalmente dal Consiglio per avviare il processo di ratifica nei 27 Stati membri, che deve essere concluso entro l'anno per poter avviare il Recovery fund dal 1° gennaio 2021.

Parallelamente il confronto sulle risorse proprie prosegue nel corso dei triloghi, i negoziati a tre che impegnano Commissione europea, Europarlamento e presidenza tedesca del Consiglio per raggiungere un accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2021-27, cui è legato il pacchetto per la ripresa Next Generation EU.

Dal momento che il PE ha potere di veto sul solo QFP, gli eurodeputati intendono sfruttare la minaccia di bloccare la partenza del Recovery fund sia per ottenere un aumento delle dotazioni per i programmi faro dell'Unione, da Horizon Europe a Erasmus Plus, che per strappare ai leader UE un impegno vincolante per l'introduzione di altre due risorse proprie in aggiunta a quelle concordate.

I triloghi per ora non hanno condotto ad un accordo sulle specifiche entrate, ma il gruppo negoziale del PE ha fatto sapere di aver ottenuto l'impegno ad adottare una tabella di marcia condivisa e vincolante per la loro introduzione.

Recovery Fund e QFP: i triloghi tra Parlamento UE e Consiglio

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