PAC 2021-27: Italia difende il ruolo delle Regioni nella gestione dei fondi UE

Agricoltura - Foto di Tom Fisk da PexelsI ministri dell'Agricoltura dell'UE hanno discusso in videoconferenza lo stato dell'arte nel negoziato sulla Politica Agricola Comune (PAC) post 2020. Per l'Italia il ruolo delle Regioni, che rischiano di vedersi sfilare di mano la gestione dei PSR, deve essere rafforzato. E agli impegni in materia di sostenibilità devono corrispondere adeguate compensazioni finanziarie per gli agricoltori.

> Bilancio UE 2021-2027: aumentano i fondi per la PAC

Il Consiglio Agrifish è stato organizzato a ridosso del passaggio di testimone, il 1° luglio, dalla presidenza croata a quella tedesca, che erediterà i progressi nel negoziato tra gli Stati membri sulla Politica Agricola Comune 2021-2027 e dovrà raggiungere al più presto un accordo sulla nuova PAC con il Parlamento UE.

Più potere alle Regioni nella gestione dei fondi FEASR

Accusati di rinazionalizzare la Politica Agricola Comune, permettendo a ciascuno Stato membro di progettare una sorta di PAC à la carte, i Piani strategici nazionali proposti dalla Commissione europea per il ciclo 2021-27 determinano anche una centralizzazione nella gestione dei fondi europei per l'agricoltura. Il nuovo modello di gestione della PAC prevede infatti che, attraverso i Piani, ciascuno Stato membro programmi a livello nazionale sia le risorse del I che del II pilastro.

Una prospettiva che non convince l'Italia, dove le Regioni hanno sempre svolto un ruolo di primo piano nella programmazione e gestione dei fondi per lo sviluppo rurale attraverso i PSR.

La ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ha quindi sollecitato i colleghi a riconoscere un ruolo più diretto alle amministrazioni regionali nell'ambito del Piano strategico, soprattutto per la gestione del FEASR, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. “L'attuale formulazione del testo non consente di soddisfare appieno le giuste aspettative delle Regioni”, ha detto.

> Per approfondire: Agricoltura – il manifesto delle Regioni europee per la PAC post 2020

Compensare gli agricoltori per gli impegni ambientali

L'altra principale preoccupazione dell'Italia riguarda il contributo dell'agricoltura al perseguimento degli obiettivi UE in materia di ambiente e clima tracciati nel Green Deal e nelle due strategie per la biodiversità e Farm to Fork.

Le ambizioni della PAC in termini di sostenibilità devono necessariamente tener conto delle risorse a disposizione, ha detto la ministra Bellanova. In pratica, si tratta di compensare adeguatamente gli impegni climatici e ambientali messi in atto dagli agricoltori, per evitare un'ulteriore contrazione del loro reddito e una perdita di competitività rispetto ai produttori di paesi terzi che non devono rispettare gli stessi obblighi.

Queste compensazioni possono derivare da una pluralità di interventi, che secondo Bellanova ciascuno Stato membro potrebbe modulare prevedendo maggiore sussidiarietà nell'ambito del Piano strategico della PAC. Tra questi dovrebbe rientrare il rafforzamento dei fondi di mutualizzazione, cui l'Italia chiede di "destinare una quota dei pagamenti diretti come base di intervento sufficientemente ampia per far fronte a rischi di livello catastrofale come le emergenze climatiche o fitosanitarie", anziché prevederne il finanziamento solo a valere sul FEASR.

Cosa prevede la strategia Farm to Fork

Avanti con la semplificazione della PAC 2021-27

Infine, l'annoso problema delle regole, giudicate ancora troppo macchinose, nonostante i tentativi di semplificazione intrapresi dalla Commissione. "Abbiamo apprezzato lo sforzo volto alla semplificazione di alcuni elementi relativi al modello di governance del futuro Piano strategico come i report, gli indicatori, la flessibilità sulla determinazione degli importi unitari. Tuttavia l'intero sistema appare ancora troppo complesso e di difficile gestione, e ritengo che in questa direzione ci siano ampi margini di miglioramento, per una maggiore semplificazione e sussidiarietà", ha detto la ministra.

Italia in prima fila per la pesca sostenibile

Il Consiglio è stato anche l'occasione per un confronto sul tema della pesca. Tra i temi, anche in questo caso, gli obiettivi delle strategie ambientali dell'UE, oltre alla valorizzazione dell'immagine dei prodotti acquicoli e al contrasto alle pratiche di pesca illegali.

"Per una pesca sostenibile dobbiamo ricordare sempre il principio di regionalizzazione al quale la Politica Comune della Pesca fa riferimento", ha dichiarato la ministra, ricordando che quest'anno l'Italia presiede il gruppo regionale Sudestemed e collabora attivamente con le presidenze degli altri due gruppi regionali: Pescamed e Adriatica.

"In linea con gli orientamenti riportati nelle due strategie biodiversità e Farm to Fork – o meglio, in questo caso, “Fish to Fork" - l'Italia ha intrapreso un processo di riduzione dello sforzo di pesca, in particolare per quanto riguarda la flotta a strascico, e una sempre più attenta e mirata lotta sia alle pratiche di pesca illegali sia all'ingresso nel mercato UE di prodotti illegali". In più, ha aggiunto, per il settore dell'acquacoltura, sono previste campagna promozionali per valorizzare l'immagine dei prodotti acquicoli sostenibili.

I ministri hanno anche fatto il punto sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca 2021-27. La presidenza croata ha fatto avanzare il negoziato sul nuovo FEAMP in un contesto di crisi molto difficile, ha sottolineato Bellanova. Ora serve un accordo rapido con il Parlamento europeo “per evitare ritardi che potrebbero aggravare la già difficile situazione del settore della pesca e dell'acquacoltura".

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