Lavoro in UE: il futuro è nei Green Jobs

 Il nuovo rapporto sull’occupazione in Europa arriva proprio nel mezzo della più grande recessione che sia mai stata riscontrata dalla fine della seconda guerra mondiale. Dall'inizio della crisi sono andati persi circa 4,3 milioni di posti di lavoro, mentre in Europa sono comparsi 6 milioni di nuovi disoccupati. Dopo anni di ininterrotta crescita economica, che aveva portato l’occupazione ai livelli più elevati mai conosciuti dall’UE, la tendenza si è drammaticamente invertita: tra il 2009 e il 2010 si perderanno ancora circa 7 milioni di posti di lavoro e il tasso complessivo di disoccupazione potrebbe raggiungere il 10%.

E' questo il quadro presentato dal ventunesimo rapporto sul mercato del lavoro a cura delle DG Employement, Social Affairs and Equal Opportunities, presentato a Bruxelles dal commissario Vladimir Spidla.

La buona notizia è che alla fine del “tunnel” gli analisti prevedono una transizione verso un’economia della conoscenza e a basse emissioni di CO2, caratterizzata dalla presenza di figure professionali più qualificate rispetto al passato. L'efficienza energetica, la lotta ai cambiamenti climatici e le sfide ambientali, pertanto, possono rappresentare l’occasione per creare nuovi posti di lavoro.

Finora a rimetterci il posto a causa della crisi sono stati soprattutto gli uomini, i giovani, i lavoratori meno qualificati e quelli con contratto temporaneo.

Più colpiti, secondo lo studio, settori di industria ed edilizia e paesi come Spagna e Irlanda, dove la disoccupazione è quasi raddoppiata rispetto allo scorso anno, e i paesi baltici, dove è triplicata. Anche in Italia la disoccupazione è cresciuta, ma in misura minore rispetto alla media europea. Le maggiori perdite di posti di lavoro si sono verificate nel settore auto e in quelli ad esso collegati: si sono verificati 268 casi di ristrutturazione tra marzo 2008 e agosto 2009 con una perdita di 105mila posti.

A destare timore è soprattutto la disoccupazione di lunga durata (quella, cioè, superiore ai 12 mesi). Già prima della crisi, infatti, il 45% dei disoccupati europei non riusciva a ritrovare lavoro nell’arco di un anno, percentuale che negli Stati Uniti, invece, non superava il 10%. E’ questo uno dei punti su cui l’UE deve impegnarsi maggiormente, soprattutto nel solco del principio della “Flexisecurity”.

EMPLOYMENT IN EUROPE REPORT 2009

(Alessandra Flora)

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