Bandi a cascata PNRR: grande opportunità di R&I per le PMI

 

Foto di ThisIsEngineering da PexelGrazie al coinvolgimento del settore pubblico e privato, alla logica “Hub&Spoke” e al taglio relativamente piccolo dei progetti finanziabili, i bandi a cascata promossi in questi mesi dai 30 organismi finanziati dal PNRR per migliorare il collegamento tra ricerca e impresa rappresentano una grande opportunità per le PMI. A dirlo oggi al webinar FASI il dirigente del MUR, Fabrizio Cobis, che però sottolinea anche l'importanza del PNRR per un cambio di passo nella gestione dei finanziamenti alla ricerca da parte della PA, che dovrebbe basarsi sempre più sulla "cultura del dato".

Cosa sono i bandi a cascata del PNRR?

Sono questi in buona sostanza i due filoni di ragionamento che hanno tenuto banco durante il webinar "I finanziamenti MUR per ricerca e innovazione con le risorse del PNRR" promosso oggi da FASI.

Da un lato, infatti, troviamo la presenza di una serie di opportunità di finanziamento per investimenti in ricerca e innovazione da parte delle imprese, forse mai viste prima, con un’attenzione particolare alle PMI; dall’altro stiamo assistendo ad un cambio di paradigma nei rapporti all’interno della PA e tra essa e il mondo delle imprese, necessario per far sì che il lascito del PNRR duri anche una volta esaurite le risorse.

I due discorsi - sottolinea Cobis - sono strettamente connessi l’uno all’altro. Complice anche una mole di finanziamenti senza precedenti, infatti, il PNRR potrà essere realizzato solo se tutti gli attori coinvolti nella sua attuazione lavoreranno insieme, seguendo le stesse logiche improntate a velocità e qualità della spesa.

Questo meccanismo vale sicuramente per la pubblica amministrazione, chiamata ad una gestione "manageriale" dei progetti che vada oltre all’attenzione ai meri aspetti procedurali. Ma il discorso si applica anche alle imprese beneficiarie dei fondi PNRR, tenute al rispetto delle stesse strategie tese al risultato e alla qualificazione della spesa pubblica, nella comprensione che si tratta di singole tessere di un mosaico che sarà valutato nel suo complesso dalla Commissione europea, in un gioco che impone ad un grande sforzo collettivo di responsabilità e azione.

I finanziamenti PNRR per gli investimenti delle PMI in ricerca e innovazione

E’ questo il punto di partenza sottolineato da Cobis nell'illustrare e commentare le opportunità di finanziamento che in questi mesi si stanno moltiplicando per le imprese - in primis le PMI - interessate ad investire in ricerca e innovazione.

Conclusa la fase di individuazione dei 30 soggetti pubblico-privati finanziati dalla M4C2 del PNRR dedicata al collegamento tra ricerca e impresa, adesso si è avviata quella che coinvolge il resto del tessuto produttivo italiano.

Stiamo parlando dei bandi a cascata PNRR che gli 11 Ecosistemi dell’Innovazione, i 14 Partenariati estesi e i 5 Centri nazionali di ricerca stanno pubblicando e che rappresentano una grande fonte di finanziamento anche per le imprese di dimensione ridotta. Mentre, infatti, i soggetti privati finiti all'interno della compagine dei 30 organismi sono stati per lo più grandi imprese, la fase attuale è invece molto adatta per le PMI. Tali bandi finanziano investimenti in ricerca e innovazione di taglia relativamente piccola, cosa che - sottolinea Cobis - favorisce molto la candidatura di progetti da parte delle PMI, da sempre più restie a lanciarsi in questo tipo di investimenti che, per loro natura, sono complessi e tutto sommato anche rischiosi.

Il proliferare di queste opportunità di finanziamento praticamente in ogni settore (dalle scienze della vita, all'agroalimentare, all'energia o alla cybersecurity, etc) non deve però far passare in secondo piano che si tratta di finanziamenti che vanno letti all’interno della logica complessiva in cui operano i 30 organismi che stanno pubblicando i bandi a cascata.

Ciascuno di questi organismi, infatti, ha una missione ben specifica (ad esempio lo sviluppo delle neuroscienze in Italia, solo per citarne uno) verso cui convergono tutti i soggetti pubblici e privati che si sono federati in ciascun organismo. In tale contesto, tale convergenza verso l'obiettivo finale è richiesta anche alla PMI che ottiene il finanziamento di un bando a cascata. Con il suo investimento, infatti, essa è chiamata nel suo piccolo a contribuire al rafforzamento del Sistema paese su un dato versante dell’innovazione, giocando con le stesse regole del gioco che ciascun Centro deve rispettare: la realizzazione di progetti di qualità, nel rispetto delle scadenze del PNRR.

I finanziamenti PNRR per la ricerca: 4 miliardi in due anni

E’ con questa consapevolezza che le PMI dovrebbero approcciarsi ai bandi a cascata attualmente disponibili. Il percorso che il Paese ha davanti è, infatti, piuttosto sfidante.

Numeri alla mano, i finanziamenti affidati al MUR nell’ambito della M4C2 ammontano a circa 4,6 miliardi di euro. Ebbene, ad oggi la spesa si ferma a 500 milioni. Ciò significa che nel 2024 e nel 2025 l’Italia dovrà spendere 4 miliardi di euro e tagliare il nastro per progetti dello stesso valore.

Un’impresa possibile solo se i soggetti coinvolti nell'attuazione dei progetti lavorano insieme - rispettando regole di ingaggio comuni e mantenendo un profilo elevato di operatività - e a patto che la PA faccia propria una gestione manageriale dei progetti che permetta di fare un salto di qualità rispetto a quelle logiche meramente procedurali della spesa che hanno finora caratterizzato per lo più l'operato delle Pubbliche Amministrazioni.

Ciò passa però per una gestione basata sulla raccolta e l’analisi dei dati. Un percorso intrapreso dal MUR che, ad esempio, ha messo in piedi una banca dati delle risorse assunte per l'operatività dei 30 organismi finanziati dal PNRR in modo da monitorare la realizzazione dei progetti e individuare trend e necessità di questi organismi.

Il passaggio non è banale, come si potrebbe immaginare. Vi remano contro decenni di “cultura amministrativa" improntata a logiche procedurali e non di risultato, a cui si aggiunge una certa ritrosia alla condivisione dei dati tra le PA.

Quest'ultimo tassello è altrettanto rilevante. La raccolta e l'impiego di dati qualitativamente elevati da soli non bastano per avere un Sistema Paese capace di programmare e gestire in maniera davvero efficiente i finanziamenti alla ricerca. Senza una condivisione di quegli stessi dati tra le diverse PA, infatti, è difficile raggiungere quella sinergia tra fondi su cui punta l’UE, in modo da fare massa critica sugli investimenti, nonché evitare duplicazioni della spesa.

Purtroppo, su questo fronte, il percorso è ancora lungo. Cobis è però convinto che un cambio di passo - che si presenta come una vera e propria rivoluzione copernicana - sia necessario per ottimizzare sempre di più i finanziamenti pubblici e che, il suo raggiungimento, rappresenterebbe uno dei lasciti più importanti dell'esperienza del PNRR, una volta esauriti i fondi. L'obiettivo ultimo dovrebbe dunque essere il superamento di una logica a “compartimenti stagni”, per avviare una stagione di condivisione dei dati e delle informazioni e, di conseguenza, mettere in campo una programmazione delle risorse che sia davvero sinergica e complementare.

Per approfondire: Trasparenza, dati e capacità amministrativa alla base della gestione dei fondi UE

Foto di ThisIsEngineering da Pexel

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