OCSE, aumenta l'utilizzo dei bonus ricerca e sviluppo

 

Bonus ricerca e sviluppo - Photo credit: Source: EC - Audiovisual Service - Photographer: Steffi LoosNel 2020 33 giurisdizioni OCSE, contro le 20 rilevate nel 2000, hanno scelto di sostenere le attività di R&S mediante l'attivazione di incentivi fiscali, che diventano sempre più rilevanti, e generosi, a fronte di una lieve riduzione del sostegno diretto in forma di sovvenzioni.  

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L'analisi del ricorso ai bonus fiscali a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo è stata condotta dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nell'ambito della terza edizione del “Corporate Tax Statistics”. Oltre ad analizzare l'andamento del gettito proveniente dall’imposta sul reddito societario sul totale delle entrate fiscali in 105 giurisdizioni, il report OCSE offre infatti una panoramica dell'utilizzo dei bonus R&S, rivelando un aumento del ricorso alla leva fiscale nel corso degli ultimi anni.

I dati OCSE sugli incentivi fiscali per ricerca e sviluppo

Il sostegno agli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese è in cima all'agenda della politica in tema di innovazione in molti paesi. Negli ultimi tempi, gli incentivi fiscali sono diventati uno strumento ampiamente utilizzato a questo fine, con diverse giurisdizioni che combinano i bonus ricerca e sviluppo con forme dirette di sostegno quali ad esempio sovvenzioni o acquisti governativi di servizi di R&S.

Gli incentivi fiscali possono coprire i costi sostenuti dall'impresa, compresi i salari del personale impiegato nella attività di ricerca e sviluppo, oppure applicarsi al reddito d'impresa derivante da brevetti industriali, disegni e modelli, come nel caso del Patent Box italiano. Il report OCSE si concentra sugli incentivi fiscali basati sulla spesa sostenuta, come avviene per il nostrano credito d'imposta ricerca e sviluppo, che si applica ai costi relativi a ricerca fondamentale e industriale, sviluppo sperimentale, attività di innovazione tecnologica, di design e innovazione estetica.

Dall'analisi emerge che nel 2020, su 37 giurisdizioni OCSE, 33 hanno previsto incentivi fiscali per ricerca e sviluppo, contro le 20 rilevate nel 2000. La maggior parte delle 33 giurisdizioni OCSE ha utilizzato una combinazione di supporto diretto e sgravi fiscali, ma il mix di politiche è risultato differenziato da paese a paese.

Nel 2018, 17 giurisdizioni dell'OCSE hanno offerto oltre il 50% del sostegno nazionale agli investimenti aziendali in R&S attraverso il sistema fiscale, percentuale che ha raggiunto o superato l'80% in cinque paesi: Australia, Colombia, Italia, Giappone e Portogallo. Cinque giurisdizioni, invece, nello stesso anno si sono basate esclusivamente sul sostegno diretto: Estonia, Finlandia, Germania, Lussemburgo e Svizzera.

Nel corso del tempo l'OCSE registra anche uno spostamento verso un uso più intensivo della leva fiscale in 25 giurisdizioni, con l'incidenza di questi bonus sulla spesa pubblica cresciuta del 123% dal 2016, a fronte di una riduzione dell'1% di quella dei sostegni diretti.

Infine, il report rileva un trend positivo anche in termini di entità del sostegno: secondo l'analisi OCSE gli incentivi fiscali per la ricerca e lo sviluppo sono diventati più generosi nel tempo e, nonostante la tendenza all'incremento si sia stabilizzata tra il 2013 e il 2019, l'aumento è ripreso nel 2020.

Per approfondire: Piano Transizione 4.0: le novità per il biennio 2021-2022

Consulta il report OCSE Corporate Tax Statistics

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