OCSE: la digital tax globale vale 100 miliardi di dollari l’anno

 

Digital TaxMentre il G20 cerca un accordo sulla tassazione delle aziende dell’economia digitale, gli esperti Ocse provano a rispondere alla domanda “quanto potrebbe crescere il gettito mondiale dell’imposta sulle società grazie alla digital tax?”.

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La tassazione delle aziende dell’economia digitale e gli effetti del coronavirus sull’economia globale sono tra gli argomenti più caldi dibattuti nella riunione del G20 a Riad durante il fine settimana.

Una digital tax internazionale è possibile? 

In una lettera, i ministri dell'Economia di Italia, Germania, Francia e Spagna fissano gli obiettivi da raggiungere entro la fine dell'anno: la digital tax internazionale e la minimum tax, un livello minimo di tassazione dei redditi di impresa da adottare globalmente contro il dumping fiscale. 

In ballo, hanno scritto Roberto Gualtieri, Olaf Scholz, Bruno Le Maire e Nadia Calvino, ci sono “miliardi di euro di entrate fiscali” da recuperare per costruire “scuole, ospedali e infrastrutture”. La cooperazione tra Stati, ha insistito Gualtieri, è essenziale per garantire efficacia e l'Italia, durante il suo turno di presidenza del G20 nel 2021, “spingerà ulteriormente per ulteriori progressi nell'area della trasparenza fiscale”. 

Ma se sulla minimum tax l'accordo potrebbe essere vicino, la partita sulla digital tax vede i leader europei scontrarsi con l’amministrazione Trump: benché l'opposizione di Washington a Riad non sia stata esplicita come al Forum di Davos lo scorso gennaio, il segretario del Tesoro Steven Mnuchin ha preso le distanze da qualsiasi possibile accelerazione in sede Ocse. 

Il desiderio di trovare un accordo c'è, ha assicurato, ma qualsiasi cambiamento rilevante al regime fiscale cui sono sottoposti i colossi del web deve passare per il Congresso Usa. 

La proposta statunitense sarebbe quella di un regime fiscale 'safe harbor', teso a proteggere le compagnie dall'incertezza normativa purché accettino una tassazione minima. 

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La digital tax globale vale 100 miliardi di dollari l’anno

Gli esperti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo hanno cercato di fornire una stima ipotetica di quanto potrebbe crescere il gettito mondiale dell’imposta sulle società grazie a una corporate tax dai principi globalmente condivisi. 

Lo studio parte da una base di dati riguardanti 200 giurisdizioni diverse, comprese quelle che partecipano all’Inclusive Framework, e il comportamento fiscale di oltre 27mila soggetti multinazionali. 

L’analisi propone una serie di scenari possibili, stimando le dinamiche che dovrebbero innescarsi e gli effetti che potrebbero generarsi in termini di gettito fiscale dall’implementazione di una digital tax internazionale così come finora abbozzata in sede Ocse. 

In particolare, la piattaforma di tassazione che va delineandosi si compone di due pilastri: il Pillar one, che punta a riformare le regole che determinano il diritto di imposizione da parte delle giurisdizioni fiscali, ovvero dove i profitti vanno tassati (nexus rules), e il Pillar two, che mira a una maggiore convergenza tra i Paesi nel livello di tassazione da applicare ai profitti.

Per quanto riguarda il Pillar one, l’obiettivo è quello di passare dall’attuale logica, che segue la presenza fisica di un soggetto in un territorio, alla logica per cui il profitto vada tassato nel luogo dove viene prodotto. Pur non essendoci ancora un accordo ben fissato che stabilisca i dettagli di questo principio, dice l’Ocse, si può già stimare che solo con questo passaggio il gettito fiscale globale della corporate tax aumenterebbe, perché per molti gruppi multinazionali significherebbe il trasferimento di profitti da giurisdizioni fiscalmente molto convenienti ad altre più costose.

Ma il vero salto verso un maggior gettito si avrebbe con il Pillar Two e l’implementazione della proposta GloBE (Global Anti-Base erosion proposal), ovvero realizzando un accordo che fissi un minimum tax rate unico a livello globale. Significherebbe fissare il diritto di un Paese a tassare i redditi di un soggetto multinazionale fino a un minimo livello comune, qualora quello stesso soggetto fosse stato tassato altrove a un livello inferiore per i redditi di controllate o filiali estere. Anche su questo punto l’accordo ancora non c’è, ma ipotizzando la convergenza su un’aliquota minima del 12,5%, il maggior gettito stimato a livello globale crescerebbe considerevolmente fino ad arrivare alla stima dei 100 miliardi di dollari l’anno. 

In questo caso, secondo gli esperti Ocse, si innescherebbe un doppio effetto: l’accordo sul minimum tax rate globale porta di suo l’applicazione di una maggiore aliquota sul reddito complessivo di uno stesso gruppo multinazionale, ma ridurrebbe anche la competitività tra giurisdizioni fiscali, risolvendo significativamente l’effetto distorsivo del profit shifting, cioè dello spostamento strategico dei profitti nei luoghi dal minore costo fiscale.

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