Manovra 2023: incentivi per assunzioni di donne, giovani e over 50

Incentivi assunzioni - Photo credit: Foto di Magnet.me da Pixabay Il restyling del reddito di cittadinanza, con il progressivo stop al sussidio per i soggetti potenzialmente occupabili e il definitivo addio dal 2024, libera risorse per finanziare in legge di Bilancio 2023 una decontribuzione fino a 6mila euro l'anno per le nuove assunzioni.

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Il disegno di legge di Bilancio approvato dal Consiglio dei ministri il 21 novembre prevede infatti uno sgravio contributivo per sostenere l'occupazione, in particolare dei soggetti più vulnerabili e a rischio esclusione dal mercato del lavoro.

Nuovi incentivi assunzioni nella legge di Bilancio 2023

Secondo le prime anticipazioni, in attesa del testo della Manovra 2023 che dovrebbe arrivare entro fine settimana alla Camera, il nuovo incentivo per le assunzioni 2023 dovrebbe consistere in una decontribuzione, con tetto massimo a 6mila euro.

L'agevolazione dovrebbe riguardare solo le assunzioni stabili, quindi con contratto a tempo indeterminato, di donne e giovani under 36, degli over 50 e dei percettori di reddito di cittadinanza, effettuate da datori di lavoro privati. Attualmente, tuttavia, lo sgravio contributivo spettante a chi assume i percettori di reddito di cittadinanza è valido anche per i contratti tempo determinato. Una modifica alla disciplina originaria che è stata prevista dalla legge di Bilancio 2022 e che la versione definitiva della manovra 2023 potrebbe alla fine confermare.

Per quanto riguarda gli incentivi per le assunzioni di donne e giovani, lo schema potrebbe essere quello già previsto dalla legge di Bilancio 2021: esonero contributivo totale, nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui, per un periodo massimo di 36 mesi. Per queste categorie di lavoratori la vecchia disciplina prevedeva un periodo più lungo – fino a 48 mesi - in caso di assunzioni relative a sedi o unità produttive ubicate nelle regioni del Mezzogiorno, quindi in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. Le stesse regioni, cioè, cui è dedicata la decontribuzione Sud al 30%, in scadenza a fine anno e il cui futuro è ancora incerto.

La legge di Bilancio 2021 ha infatti reso strutturale la decontribuzione del 30% per i lavoratori impiegati nelle regioni del Sud - introdotta in via sperimentale dal decreto Agosto – prevedendo un'intensità decrescente al 20% nel biennio 2026-27 e al 10% negli anni 2028 e 2029. Nella pratica però, per ogni annualità la conferma dell'agevolazione passa per il confronto con Bruxelles, che può autorizzarne la concessione in base alle condizioni previste dalla normativa in materia di aiuti di Stato applicabile. La decontribuzione Sud 2023, quindi, dovrà ottenere il via libera della Commissione, che potrebbe autorizzarla ai sensi del Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato Ue legati all’emergenza della guerra in Ucraina, recentemente prorogato al 31 dicembre 2023.

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