Decreto aprile: sara’ un Cura Italia 2 o finanziera’ la crescita?

Decreto aprile - Photo by Anna Shvets from PexelsIl prossimo decreto legge riprenderà il Cura Italia senz’altro nella portata: potrà contare su almeno 25 miliardi, annuncia Conte alla Camera. Previsto anche uno scudo normativo per gli asset strategici. Ma, aggiunge il premier, occorre il supporto dell'UE. Che però prende tempo.

Coronavirus: per i prossimi interventi si punta sui fondi UE non spesi

Già nel corso della conferenza stampa di presentazione del decreto Cura Italia, il Governo aveva annunciato ulteriori misure per le imprese e i lavoratori. Si tratta del cosiddetto Decreto Aprile, come l’ha definito il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. 

Un provvedimento legato a doppio filo alla decisione di prorogare la chiusura di scuole e attività commerciali, ed estendere il lockdown a ogni attività all’aperto e il suo prolungamento probabilmente oltre il 3 aprile.

Oltre a prevedere l’eventuale estensione della durata della cassa integrazione e delle altre forme di sostegno al reddito, il decreto aprile dovrebbe contenere un piano di ingenti investimenti.

Il dubbio è che il prossimo decreto sia una replica di quello precedente. Ecco le ipotesi sul tavolo. 

> La strategia di Bruxelles: fondi europei in campo per fronteggiare l'emergenza coronavirus

Oltre la fase emergenziale: cosa dovrebbe prevedere la fase due

La linea è dettata ovviamente dall’emergenza sanitaria: qualsiasi strategia economica, sia essa di breve o di lungo termine, può prendere forma solo dopo aver deciso se, e fino a quando, estendere le attuali restrizioni.

Un prolungamento del lockdown delle attività oltre il 3 aprile sembra “inevitabile” come ha affermato anche il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, “ma lo deciderà il Consiglio dei ministri”.

Prolungamento da cui deriverebbe, immancabilmente, la necessità di prolungare le misure più "pesanti" adottate con il decreto Cura Italia: l’estensione della cassa integrazione a tutti non più solo per 9 settimane, il bonus da 600 euro per le partite IVA, gli aiuti alle imprese e alle famiglie. 

Ma c’è chi, in seno allo stesso Governo, vorrebbe premere il piede sull’acceleratore per passare velocemente alla seconda fase, quella che dovrebbe far ripartire il Paese e l’economia. 

La ricetta dovrebbe prevedere una serie di ingredienti: meno burocrazia, sblocco degli investimenti e ricorso ai fondi europei. Quest’ultimo punto sembra uno dei pochi certi.

Decreto aprile: fondi europei per fronteggiare l’emergenza

Quel che sappiamo, ormai per certo, è che le risorse dei prossimi provvedimenti su cui il Governo è già al lavoro saranno presi anche dai fondi europei non ancora spesi.

Come confermava Gualtieri in un’intervista al Corriere il 20 marzo, “grazie alla possibilità di utilizzare in modo anticipato e flessibile i fondi comunitari, disponiamo già di diversi miliardi di risorse europee per prolungare le misure del decreto”. 

Strategia in linea con quella adottata anche da Bruxelles, con il via libera alla proposta della Commissione di modificare i regolamenti dei fondi strutturali in modo da sostenere l'economia europea davanti all'emergenza coronavirus. 

“Adesso - prosegue Gualtieri - dobbiamo avere il coraggio di mettere in campo una politica di bilancio comune e coordinata capace di sostenere lo sforzo dei nostri sistemi sanitari, di affrontare adeguatamente l’impatto economico della crisi e di gettare le basi per un rilancio della crescita e del nostro modello sociale mobilitando le risorse necessarie. Sapendo che siano di fronte a uno shock simmetrico, che riguarda tutti, e che quindi occorre usare gli strumenti di cui disponiamo in modo innovativo, per esempio prevedendo l’emissione di titoli europei utilizzabili da ciascun Paese alle medesime condizioni, che devono riguardare il contrasto al coronavirus e alle sue conseguenze economiche”.

Appello lanciato il 18 marzo anche da Eurochambres, l’associazione delle Camere di commercio europee, alla quale aderisce Unioncamere e che rappresenta oltre 20 milioni di imprese: "come pre-condizione di ogni piano economico - si legge in una nota dell'associazione - gli stati membri devono raggiungere l’accordo sul prossimo bilancio pluriennale e i nuovi programmi di finanziamento che saranno fondamentali per far da volano alla ripresa".

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Per il decreto aprile almeno altri 25 miliardi. Scudo rafforzato per proteggere le imprese italiane?

Il dopo il Cura Italia avrà “stanziamenti aggiuntivi di non minore importo rispetto ai 25 miliardi già stanziati con il primo decreto”, annuncia il premier Giuseppe Conte intervenendo a Montecitorio il 25 marzo.

Oltre l’impiego dei fondi europei, si starebbe valutando anche di includere nel decreto aprile un intervento strutturale per proteggere le imprese chiave.

Lo aveva annunciato prima il viceministro dell’Economia Antonio Misiani parlando di uno scudo rafforzato per proteggere le imprese italiane strategiche dalle scalate straniere - quindi, energia, infrastrutture, banche. “Il governo - spiegava Misiani - ha già gli strumenti, come la golden power. Stiamo valutando a livello di presidenza del Consiglio e Mef come rafforzare questi strumenti e difendere le aziende strategiche”. 

Lo ha confermato Conte nel corso dell'informativa del 25 marzo a Montecitorio: "I più preziosi asset di questo Paese vanno protetti con ogni mezzo. Sarà possibile lavorare in questa direzione a partire dal primo provvedimento normativo di aprile a cui stiamo lavorando".

Indispensabile l'aiuto europeo. Si punta sui coronabond

L’appoggio di Bruxelles però sarà decisivo. Nove Paesi europei, inclusa l'Italia, avevano chiesto al Consiglio europeo del 26 marzo la creazione dei cosiddetti 'Coronabond' per fronteggiare la crisi economica dovuta alla pandemia. 

La richiesta avanzata dal gruppo di Paesi - composto anche da Spagna, Francia, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio, Lussemburgo - consistenell'attivazione di tutti i comuni strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali e a garanzia della solidarietà finanziaria, specialmente nell'Eurozona. In particolare, nella messa a punto di uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati dalla pandemia.

Proposta che si è scontrata con il muro dei rigoristi - guidati da Austria, Germania e Olanda - che non appoggiano l’ipotesi di una condivisione dei rischi. Muro contro muro che ha portato il Consiglio a prendere tempo: due settimane, nello specifico, per presentare proposte per ulteriori interventi economici. 

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