Gran Bretagna e Francia tassano del 50% i bonus dei banchieri

 IL CANCELLIERE INGLESE ALISTAIR DARLING Fonte: www.alistairdarlingmp.org.ukNella City non si parla d’altro. Sulla scia di quanto è successo in Gran Bretagna, anche l’Eliseo sta per proporre al Parlamento francese una tassazione del 50% su quei bonus che nel 2009 hanno superato le 27 mila sterline. La notizia trapela nel giorno in cui Nicolas Sarkozy e Gordon Brown invocano dalle pagine del Wall Street Journal “un patto mondiale di regolazione bancaria a lungo termine” e giudicano prioritaria la tassazione dei bonus, che rappresentano in parte “il risultato del sostegno statale elargito quest’anno agli istituti di credito”. Sostegno che complessivamente in Gran Bretagna ammonta a ben 850 miliardi di sterline.

La decisione francese fa seguito a quella – ufficializzata solo ieri dal cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, Alistair Darling (in foto), nel suo “pre-budget report”– di tassare del 50% le prebende ai banchieri che superano il tetto di 27 mila sterline. Una misura che coinvolgerà circa 20 mila dirigenti, 5 mila dei quali guadagna sopra il milione di euro l’anno. L’obiettivo è quello di incoraggiare le banche a rafforzare i propri capitali, risparmiando sui benefici di cui hanno goduto finora i grandi manager. A pagare infatti saranno le banche, non i dirigenti stipendiati in odore di bonus. La misura colpirà gli istituti sia in madre che nelle filiali estere. Dal balzello il Tesoro si attende proventi per 550 milioni di sterline.

I detrattori di Darling lo accusano di agire soltanto nei suoi interessi elettorali, in vista della chiamata alle urne del 2010, infliggendo ai “ricchi” una tassa che di certo si accattiverà il favore dei giovani disoccupati e del ceto medio bastonato dalla peggiore crisi che si sia mai verificata dal 1945. La misura con tutta probabilità sarà approvata anche grazie al sostegno dei conservatori.

“Siamo dei capri espiatori - si è sfogato un anonimo banchiere con un cronista del Financial Times – alcuni di noi hanno lavorato come pazzi, senza vedere per settimane le proprie famiglie. Tutto questo mi spinge sempre più a rassegnare le dimissioni”.

Fatta la legge, trovato l’inganno. Secondo il quotidiano francese Les Echos, pare che Barclays si stia già muovendo per aumentare il tetto di stipendio fisso ai suoi manager, compensando così le perdite legate alla tassazione sui compensi. Una contromossa che non risolverebbe completamente il problema e che toglierebbe ai dirigenti l’incentivo a far meglio e di più.

La City, tuttavia, non sembra aver fatto scuola a Wall Street. Il Senato americano ha recentemente insabbiato in “zona cesarini” una legge che rischiava i tassare i bonus dell’80%, misura già adottata in larga maggioranza nel marzo scorso dalla Camera dei Rappresentanti. Confidando nella Fed e nel suo ruolo di supervisore delle prassi di remunerazione, il presidente Barack Obama sta optando per una remunerazione autolimitativa piuttosto che sulla tassazione punitiva.

La City barcolla ma non crolla. Oltre che politica, la misura è infatti temporanea, in quanto va a colpire soltanto i bonus elargiti nel 2009. Difficilmente in Italia verrebbe adottato qualcosa di simile, prima di tutto perché paradossalmtente il nostro sistema bancario ha resistito meglio alla crisi finanziaria: non mancheranno invece le ripercussioni sulle filiali degli istituti di credito esteri nel nostro paese.

IL DISCORSO DEL CANCELLIERE DARLING

L'ARTICOLO DI NICOLAS SARKOZY E DI GORDON BROWN SUL WALL STREET JOURNAL

(Alessandra Flora)

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