Lavoro, troppe leggi: Ichino propone un Codice di 49 articoli

Pietro Ichino - Camera dei DeputatiL’attuale legislazione sul lavoro ha raggiunto dimensioni elefantiache, rischiando di appesantire la nostra economia. A lanciare il sasso nello stagno è Pietro Ichino, noto giuslavorista e senatore del Pd che, anziché fermarsi alle critiche e agli slogan, ha avanzato una vera e propria proposta, anticipata con una lettera al Corriere della Sera. Un disegno di legge degno di attenzione, che merita una riflessione bipartisan e che mira a snellire il corpus di norme che si sono “sedimentate” nel corso degli anni. 
Il progetto si traduce in un Codice del lavoro di soli 49 articoli per la parte che disciplina i rapporti individuali e di 15 articoli per la parte che riguarda i rapporti sindacali.
 
Il riformista Ichino -  ordinario di diritto del lavoro all’Università di Milano dal 1991 e fondatore insieme a Tito Boeri del giornale telematico La voce.it -  parte dal presupposto che alla voluminosità e alla complessità normativa di fronte a cui ci troviamo non corrisponde affatto una maggiore efficienza. Il j’accuse non risparmia neppure la Legge Biagi, che ad esempio dedica ben 8 articoli soltanto alla forma di lavoro intermittente. Un’“ipertrofia” tutta italiana che rappresenta un costo molto elevato per chi stipula un contratto di lavoro e deve interpretare una legislazione “prolissa, ampollosa ridondante e onnipervasiva”. Secondo il senatore a soffrirne sono tanto gli imprenditori italiani, quanto gli investitori stranieri.
 
Di taglio certamente innovativo, la bozza di disegno di legge di certo incontrerà non poche resistenze nell’agone parlamentare e nel dibattito con i sindacati. Inoltre bisognerà capire che peso potrà avere questa proposta nel nuovo assetto politico che si profilerà con le primarie d’autunno. Come emerge dal botta e risposta con Michele Salvati pubblicato sul suo blog ufficiale, Ichino non sembra aver ancora espresso una netta preferenza tra due dei tre concorrenti in lizza: Bersani e Franceschini. Indipendentemente dall’esito del voto degli elettori del centro-sinistra, si spera che la proposta di Ichino non cada nel dimenticatoio.
 
In attesa delle primarie del 25 ottobre, da cui emergerà il nuovo leader del Partito Democratico, continua il valzer degli “endorsement” ai tre candidati alla segreteria: Pierluigi Bersani, veterano della politica e ben tre volte ministro nell’ambito economico e dei trasporti (Prodi, D’Alema, Prodi bis), Dario Franceschini, che ha preso le redini del partito dopo l’uscita di scena di Veltroni ed Ignazio Marino, chirurgo di fama internazionale e senatore Pd, che sta portando una ventata d’aria nuova sui temi della sanità e della bioetica. Un rebus da sciogliere sia per gli elettori del centro-sinistra, disorientati dai rocamboleschi cambiamenti in seguito alla caduta dell’ultimo esecutivo Prodi, che per gli esponenti delle diverse correnti del partito, spaccate all’interno su diversi fronti (laici, teodem, verdi, ex democristiani, ex Pci, radicali e socialisti).
(Alessandra Flora)

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