Condizionalita' Stato di diritto: ok del Parlamento sullo stop ai fondi europei

 

Stato di diritto - Photo credit: Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay La plenaria del Parlamento europeo ha approvato il regolamento sulla condizionalità di bilancio basata sullo stato di diritto, il tassello che rischiava di far saltare l'intesa sul bilancio UE 2021-27 per il veto di Ungheria e Polonia, poi superato grazie alla mediazione della presidenza tedesca del Consiglio. Un regolamento resta un regolamento, avverte però il PE, e le conclusioni del Consiglio europeo non possono cambiarne scopo e ambito di applicazione.

Cosa prevede l'accordo sul Bilancio UE 2021-27

A partire dal 1° gennaio ai Programmi in gestione concorrente del bilancio UE 2021-27 e a quelli del pacchetto per la ripresa Next Generation EU potrà applicarsi il meccanismo di condizionalità che permette di sospendere i fondi europei in caso di violazioni dello stato di diritto da parte degli Stati membri.

La risoluzione votata della plenaria del Parlamento europeo insieme al regolamento chiarisce però che, secondo gli eurodeputati, la diversa interpretazione del meccanismo concordata dalla presidenza tedesca del Consiglio con Ungheria e Polonia e poi approvata dagli altri Stati membri in occasione del Vertice del 10-11 dicembre non dovrebbe avere alcun valore legale.

Lo scontro con Ungheria e Polonia sullo stato di diritto

Il 5 novembre, dopo appena tre settimane di negoziati, Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto uno storico accordo sulla condizionalità di bilancio legata allo stato di diritto, "un meccanismo che consente all'UE di smettere di finanziare i governi che non rispettano i nostri valori", come descritto dal co-relatore Petri Sarvamaa (PPE) in conferenza stampa.

Fortemente voluto dal Parlamento europeo, che ha insistito per andare oltre la posizione sulla condizionalità sullo stato di diritto votata a maggioranza qualificata dal Consiglio nell'ambito dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale 2021-27 e sul Recovery Fund, il regolamento è stato, però, subito osteggiato da Ungheria e Polonia che hanno messo il veto sul bilancio UE per ottenerne la cancellazione e poi hanno concordato con la presidenza tedesca un'interpretazione più favorevole.

Le conclusioni del Consiglio europeo del 10-11 dicembre stabiliscono, infatti, che la Commissione europea non possa proporre alcuna procedura sanzionatoria ai sensi del meccanismo finché non avrà adottato gli orientamenti per la sua applicazione, ma anche che queste linee guida non potranno essere redatte, qualora uno Stato membro presenti un ricorso di annullamento in relazione al regolamento, fino alla sentenza della Corte di giustizia europea.

Il Consiglio europeo ha inoltre sottolineato che il nesso di causalità tra le violazioni e le conseguenze negative sugli interessi finanziari dell'Unione dovrà essere sufficientemente diretto e debitamente stabilito, che la semplice constatazione di una violazione dello Stato di diritto non sarà sufficiente per attivare il meccanismo e che il regolamento non riguarderà carenze generalizzate.

Parlamento UE: la Commissione assicuri l'attuazione del Regolamento

I paletti introdotti dal Consiglio europeo non figurerebbero, però, nel testo giuridico, rimasto invariato rispetto a quanto deciso nel negoziato tra PE e Stati membri. Alla luce di ciò, sottolinea il Parlamento nella risoluzione votata dalla plenaria, "il contenuto delle conclusioni del Consiglio europeo sul regolamento relativo a un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell'Unione è superfluo" perché "l'applicabilità, lo scopo e l'ambito di applicazione del regolamento sullo Stato di diritto sono chiaramente definiti nel testo giuridico".

Inoltre, prosegue la risoluzione, “il Consiglio europeo non esercita funzioni legislative”, per cui qualsiasi sua dichiarazione politica "non può essere considerata un'interpretazione della legislazione in quanto l'interpretazione è di competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea".

Secondo gli eurodeputati, insomma, il braccio di ferro sullo stato di diritto sarebbe servito solo a perdere tempo e a ritardare l'adozione del Quadro finanziario pluriennale e della decisione sulle risorse proprie cui è collegata anche la partenza del pacchetto Next Generation EU. Oltre a dimostrare ancora una volta tutti i limiti del voto all'unanimità in seno al Consiglio.

"Come Parlamento, ci siamo assicurati che il regolamento contenga tutti i punti necessari e che il testo rimanga intatto. Ci aspettiamo che la Commissione, in qualità di custode dei trattati, inizi autonomamente l'attuazione di questo regolamento a partire dal 1° gennaio 2021. Questo è anche ciò che gli europei stanno aspettando", ha commentato il relatore Petri Sarvamaa, riferendosi al fatto che, in una recente indagine Eurobarometro, il 77% dei cittadini europei si è detto favorevole a questo meccanismo.

Come funziona il meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto

L'obiettivo del meccanismo è contrastare l'ascesa e il radicamento di tendenze autocratiche e illiberali, la corruzione, la disinformazione e l'appropriazione dello Stato presenti in diversi paesi UE, che oggi il Consiglio non riesce a limitare attraverso le procedure ai sensi dell'articolo 7 del Trattato per difendere i valori dell'Unione.

Il regolamento dovrebbe applicarsi non solo quando i fondi europei vengono utilizzati direttamente in modo improprio, come nei casi di corruzione o frode, ma anche con riferimento a un elenco di possibili violazioni dello stato di diritto, anche sistemiche, che mettono a rischio i valori fondamentali dell'UE, come la libertà, la democrazia, l'uguaglianza e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle minoranze.

Nell'elenco rientrerebbero poi la frode fiscale e l'evasione fiscale, che sono considerate come possibili violazioni sia con riferimento ai casi individuali che quando sono diffuse e ricorrenti in uno Stato membro, ma anche la minaccia all'indipendenza della magistratura e la mancata correzione di decisioni arbitrarie e illegali.

Il meccanismo si basa su un forte assetto preventivo, perchè può essere attivato anche quando esiste un serio rischio che i fondi UE finanzino azioni in conflitto con i valori dell'Unione, e non solo ex post, quando la violazione è già stata compiuta.

A proporre l'attivazione della procedura sarà la Commissione europea, che accertata l'esistenza di una violazione la sottoporrà al Consiglio. Gli Stati membri avranno un mese di tempo per adottare le misure proposte (o tre mesi in casi eccezionali) e la Commissione avrà il diritto di convocare il Consiglio per assicurarsi che il termine sia rispettato. Il via libera al meccanismo sarà votato a maggioranza qualificata, per cui il singolo paese membro non potrà mettere il veto sulla proposta.

In caso di rischio di possibili violazioni dello stato di diritto, invece, le misure dovranno essere adottate entro un massimo di 7-9 mesi, anzichè 12-13 mesi come inizialmente richiesto dal Consiglio. 

Corte Conti UE – dubbi su stop a fondi europei per carenze Stato di diritto

I beneficiari dei fondi europei riceveranno comunque i finanziamenti

Assicurata la protezione per i beneficiari finali dei fondi europei, "che non verranno penalizzati a causa degli illeciti compiuti dai loro governi e che continueranno a ricevere i fondi che erano stati loro promessi e sui quali fanno affidamento, anche una volta attivato il meccanismo di condizionalità", ha spiegato la co-relatrice Eider Gardiazabal Rubial (S&D).

I beneficiari finali che dipendono dal sostegno dell'UE - come studenti, imprese, agricoltori o ONG - che rischiano di essere colpiti dal blocco dei fondi potranno presentare un reclamo alla Commissione europea tramite una piattaforma web, che li aiuterà ad ottenere gli importi dovuti. 

Photo credit: Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay 

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