OCM, diritti di impianto, vini analcolici: i nodi del negoziato PAC per il settore wine

 

Stefano Patuanelli - Copyright: European UnionIn audizione al Senato sulle prospettive del settore del vino nella riforma della Politica agricola comune, il ministro Patuanelli individua i nodi decisivi del negoziato tra Parlamento UE e Consiglio che dovrebbe concludersi con un accordo entro giugno.

Agricoltura: Mipaaf a lavoro sul Piano strategico PAC dell'Italia

Tra i settori più rilevanti e dinamici dell'agroalimentare italiano – l'Italia è primo produttore e primo esportatore in volume e seconda solo alla Francia, in valore, con la cifra record del 2019 di 6,4 miliardi di euro - il vitivinicolo ha subito pesantemente le conseguenze della pandemia.

La contrazione del canale Ho.re.ca è stata compensata solo parzialmente dall'aumento delle vendite nella grande distribuzione e si è accompagnata al venir meno del turismo del vino, valutato in 2,5 miliardi di euro, per l'intera stagione del 2020 e per almeno il primo quadrimestre 2021. Parallelamente, in un contesto già segnato dall'impatto della Brexit, ha ricordato il titolare del Mipaaf Stefano Patuanelli in audizione in commissione Politiche UE al Senato, l'emergenza Covid ha determinato una battuta di arresto anche sul fronte commercio internazionale, con una riduzione di poco superiore al 2,4% rispetto al 2019, dopo oltre un decennio di continui record delle vendite.

Il tutto ha generato “una improvvisa perdita di liquidità”, che rende ancora più necessari i fondi europei della Politica agricola comune, sia nella fase transitoria 2021-22, che con riferimento alla riforma che partirà nel 2023.

Il negoziato tra Parlamento e Consiglio sulla Politica agricola dell'UE ha segnato diversi passi in avanti nelle ultime settimane e, secondo il ministro, il Consiglio Agifish e il nuovo trilogo sulla riforma in programma a fine mese saranno decisivi per portare a una “definizione complessiva dei regolamenti della nuova PAC in modo da chiudere il processo all'interno del semestre di presidenza portoghese”, quindi entro giugno.

Dalla PAC 323 milioni per l'OCM Vino

Sono diversi gli elementi di criticità emersi nell'ambito del negoziato sulla riforma della PAC relativamente al settore vitivinicolo, ha detto Patuanelli, che ha parlato di “un processo complesso, caratterizzato anche da alcuni tentativi di minare le caratteristiche distintive che tuttora contraddistinguono il vino italiano nel mondo”. Gli obiettivi del Ministero sono sostanzialmente due: da una parte, garantire ai produttori un sostegno finanziario adeguato; dall'altra difendere le caratteristiche distintive e il livello qualititativo delle produzioni vitivinicole italiane.

Nella nuova PAC, il settore vitivinicolo continuerà a beneficiare di una Organizzazione comune di mercato (OCM), inserita nella cornice del nuovo Piano Strategico nazionale (PNS), “dotata di un budget, seppur leggermente ridimensionato, in linea con l'attuale programmazione”. Si tratta di circa 323 milioni di euro - l'importo più elevato a livello UE - disponibili per lo sviluppo del settore fino al 2027. Insieme a Francia e Spagna, il Mipaaf sta inoltre cercando di ottenere l'introduzione di meccanismi di flessibilità che permettano ai produttori, nel passaggio dalla vecchia alla nuova OCM Vino, di completare gli investimenti programmati, senza soluzione di continuità.

Diritti di impianto ed etichettatura

Per quanto riguarda invece la regolamentazione delle autorizzazioni viticole di nuovo impianto, l'Italia ha portato a casa diverse semplificazioni dirette a rendere più efficaci il sistema di rilascio e i criteri di priorità utilizzabili.

L'ultimo testo di compromesso relativo all'OCM estende il regime delle autorizzazioni per l'impianto dei vigneti fino al 2045 - con due revisioni intermedie, una nel 2028 e una nel 2040 - confermando l'aumento massimo annuo dell'1% del potenziale viticolo. Nell'accordo è stata inclusa la richiesta italiana di poter riallocare, dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2027, i "vecchi" diritti d'impianto non utilizzati dai viticoltori entro il 31 dicembre 2025.

Per quanto riguarda invece le autorizzazioni di impianto in scadenza nel 2020, Roma ha ottenuto, alla luce delle difficoltà connesse all'emergenza pandemica, una proroga fino al 2021, e sta negoziando con gli uffici tecnici della Commissione un'ulteriore proroga per quelle in scadenza quest'anno.

Fronte etichette, ha spiegato il ministro, l'ultimo testo di compromesso contiene l'etichettatura nutrizionale obbligatoria, con l'indicazione del solo valore energetico e la possibilità di rinviare a collegamenti internet per le informazioni di dettaglio relative ai valori nutrizionali e alla lista degli ingredienti.

I nodi critici: vini analcolici e varietà ibride

Passando agli aspetti più controversi del negoziato, Patuanelli ha citato anzitutto il tema dei vini dealcolati, che la Commissione ha proposto con l'intento di armonizzare la normativa UE con le disposizioni già presenti in alcuni paesi – come Francia, Germania, Portogallo e Spagna - che contemplano una categoria di prodotti "dealcolati" denominati utilizzando il termine "vino" e di facilitare la libera circolazione dei prodotti.

Sin dalla presentazione della proposta nel 2018 l'Italia si è opposta a questa prospettiva, dal momento che il prodotto ottenuto a seguito del trattamento di dealcolazione non è più conforme alla definizione di "vino" stabilita dal regolamento di base, con la seguente formulazione: "prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica di uve o mosti avente un titolo alcolometrico non inferiore a 8,5% di volume". Questi trattamenti "privano il prodotto vino di gran parte delle sue caratteristiche organolettiche e ne modificano la composizione, compromettendo, tra l'altro, il legame con il territorio", ha sottolineato Patuanelli.

Successivamente la Commissione ha introdotto ulteriori specifiche e proposto una definizione di "parzialmente dealcolati" per i prodotti con un grado alcolico compreso tra 0,5% e 8,5% di volume, inserendo anche la possibilità di modificare le attuali pratiche enologiche, introducendo il reintegro dell'acqua persa nei prodotti a seguito del processo di dealcolazione. Un processo, ha precisato il ministro, da non confondere con l'annacquamento, che invece è sempre vietato.

Il compromesso proposto in occasione del Comitato Speciale Agricoltura del mese di aprile prevede che il vino possa essere etichettato come "dealcolato" o "parzialmente dealcolato" e che i vini con indicazioni geografiche (DOP e IGP) possano utilizzare solo il termine "parzialmente dealcolato". L'Italia è contraria all'utilizzo del termine "parzialmente dealcolato" per i vini DOP e IGP e all'utilizzo dell'acqua per il ripristino dei volumi, ma in questo caso difficilmente riuscirà a far passare la sua linea, dal momento che gli altri grandi produttori vitivinicoli e i nostri principali competitor, Spagna e Francia, sostengono la proposta di riforma.

Tra gli aspetti più controversi c'è poi la possibilità di utilizzo delle varietà ibride nelle produzioni vitivinicole. Anche in questo caso, nonostante la contrarietà dell'Italia, l'ultima bozza del regolamento OCM autorizza l'utilizzo di varietà ibride per i vini DOP, opzione che però resterà vietata a livello nazionale, a meno che non siano gli stessi produttori a richiedere la modifica del disciplinare di produzione.

Per approfondire: Agricoltura: i negoziati sulla riforma della PAC

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