Ddl Rigenerazione urbana: allo studio un Fondo da 500 milioni l’anno

Legge sulla rigenerazione urbanaAl Senato si parla di rigenerazione urbana con un disegno di legge che stanzia 10 miliardi su un arco di 20 anni. Previsto un Fondo da 500 milioni l’anno per cofinanziare bandi regionali a cui possono rivolgersi i Comuni, oltre a vari incentivi fiscali, come la sospensione o riduzione di diversi tributi locali e l’utilizzo dell'ecobonus al 65%.

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La rigenerazione urbana è diventata ormai una priorità non più rimandabile, complici anche gli obiettivi di neutralità climatica decisi da Bruxelles che passano, inevitabilmente, anche da un nuovo disegno delle città in chiave green e sostenibile.

Suscita quindi interesse il disegno di legge (ddl) sulla rigenerazione urbana presentato dal senatore del PD Andrea Ferrazzi che vorrebbe stanziare, per i prossimi 20 anni, 10 miliardi di euro.

L’assetto del ddl è molto chiaro. Si tratta di una grande alleanza tra Stato, Regioni, Comuni e privati per arrivare a cambiare il volto delle nostre città, bloccando una volta per tutte il consumo di suolo e andando ad intervenire, invece, sul costruito, migliorandolo in termini di sostenibilità ambientale e socio-economica.

In questo schema di gioco, lo Stato è chiamato a stanziare 500 milioni di euro l’anno con cui cofinanziare i bandi delle Regioni che selezioneranno i migliori Piani di rigenerazione urbana presentati dai Comuni. Oltre a quanto stanziato nei bandi, i Comuni potranno investire sui Piani anche altre risorse, inclusi i fondi europei e quelli dei privati per i quali sono previsti anche una serie di incentivi fiscali.

A sostegno di questo architrave ci sono poi una Cabina di regia nazionale, concorsi di progettazione per la definizione di interventi di qualità da inserire nei Piani comunali e una serie di misure di semplificazione in materia di urbanistica.

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Un Fondo nazionale per la rige­nerazione urbana da 500 milioni l’anno

Il disegno di legge istituisce un Fondo nazionale da 500 milioni l’anno, da qui al 2039, per il finanziamento dei bandi regionali per la rigenerazione urbana.

Le risorse - 10 miliardi in 20 anni - andrebbero a coprire spese come quelle per:

  • La progettazione degli interventi previsti nei Piani comunali; 
  • La redazione di studi di fattibilità urbanistica ed economico-finanziaria degli interventi di rigenerazione urbana; 
  • La realizzazione di opere e servizi pubblici o di interesse pubblico previsti dai progetti;
  • La demolizione delle opere incongrue;
  • La ristrutturazione del patrimonio immobiliare pubblico, da destinare alle finalità previste dai Piani comunali.

Il riparto annuale delle risorse del Fondo dovrebbe avvenire entro il 30 aprile di ogni anno con decreto del MEF, tenendo conto anche delle risorse stanziate dalle singole Regioni e dell’esito dei bandi regionali. 

I bandi regionali destinati ai Comuni

Alle Regioni spetta il compito di pubblicare i bandi con cui finanziare gli interventi proposti dai Comuni, traslando all’interno dell'avviso i criteri e le priorità decise a livello centrale nel Piano nazionale sulla rigenerazione urbana.

Il bando pertanto definisce i contenuti minimi del Piano comunale, nonchè i criteri e le modalità per l’assegnazione dei punteggi a ciascun Piano necessari alla formazione di una graduatoria di merito.

I Piani comunali di rigenerazione urbana

Il vero cuore del disegno di legge, quello da cui dipenderà il nuovo volto delle nostre città, è però il Piano comunale. Spetta ai sindaci, infatti, individuare gli ambiti urbani dove effettuare interventi di rigenerazione, all’interno degli strumenti urbanistici generali.

Per evitare però di avere interventi calati dall’alto e contrari alle reali necessità degli abitanti, il ddl favorisce la partecipazione attiva dei cittadini sin dalle fasi di progettazione. La ricognizione del territorio per individuare gli ambiti del Piano, nonché gli interventi veri e propri di rigenerazione, infatti, possono essere presentati anche dai privati.

Di particolare rilievo è anche il fatto che le aree territoriali ricomprese nei Piani comunali (selezionati con i bandi regionali) saranno dichiarate aree di interesse pubblico.

Il ddl interviene, inoltre, per stroncare sul nascere uno dei problemi che in questi decenni ha caratterizzato molti interventi: il cambio di amministrazione. Numerosi sono stati infatti i casi in cui il nuovo sindaco ha bloccato o stravolto il piano precedentemente varato, con un aggravio in termini di tempo e costi. Per questo il ddl prevede invece che “il consiglio subentrante ha l’obbligo di dare continuità ai programmi per l’attuazione di interventi di rigenerazione urbana sostenibile, già avviati dall’amministrazione precedente”, salvo che “non sussistano elementi di interesse pubblico”.

Passando al capitolo “risorse”, il disegno di legge intende sostenere la concentrazione di fondi sui Piani approvati dai bandi, accelerando in tal modo l’attuazione degli interventi di rigenerazione urbana. I Comuni che hanno ottenuto l’assegnazione di un finanziamento, infatti, possono avviare e realizzare le attività progettate con il sostegno non solo di Cassa depositi e prestiti, ma anche di “fondi immobiliari privati o me­diante la costituzione di fondi comuni di investimento”. Inoltre gli interventi di rigenerazione andranno a costituire “ambiti prioritari per l’attribuzione dei fondi strutturali europei a sostegno delle attività economiche e sociali”.

Infine, ampio spazio alla progettazione di qualità tramite concorsi di progettazione a due livelli, per delineare quegli interventi che il Comune non è in grado di redigere.

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Gli incentivi fiscali per la rigenerazione urbana

A completare il quadro per arrivare davvero a rigenerare le città ci sono, infine, gli incentivi fiscali. Il disegno di legge, infatti, prevede che “agli immobili oggetto di interventi di rigenerazione urbana non vengano applicati l’imposta municipale propria, la TASI e la TARI”.

Ma non solo. Per gli interventi di rigenerazione urbana, infatti, i Comuni potranno anche ridurre di oltre il 50% i canoni per l'occupazione del suolo pubblico e del 10% il contributo per il rilascio del permesso di costruire. 

Il capitolo “incentivi fiscali” prevede infine:

  • L'applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale per i trasferimenti di immobili nella misura fissa di 200 euro, nei confronti dei soggetti che attuano interventi di rigenerazione urbana;
  • La detrazione del 65% per interventi di ristrutturazione edilizia e per interventi di riqualificazione energetica.

Di contro, per contrastare la desertificazione commerciale delle nostre città, il ddl prevede una mappatura annuale, da parte dei Comuni, degli immobili commerciali e artigianali nei centri urbani e storici vuoti da un anno, sui quali potrà essere aumentata l’aliquota.

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